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Dalla tradizione all’innovazione

Chi pratica le lingue e le civiltà, antiche o moderne che siano, pratica i popoli, la loro storia, le loro tradizioni, le loro abitudini e la loro cultura; è quindi stimolato al colloquio, alla comunicazione, allo scambio reciproco nella conoscenza delle diversità, ovvero alla considerazione dell’altro, alla cooperazione, alla pace.

Chi pratica il rigore, l’oggettività delle scienze e della matematica, l’osservazione, l’indagine filologica, l’analisi, è indotto alla ricerca, al dubbio critico, alla riflessione, ovvero al confronto e al libero pensiero nel rispetto di quello degli altri.

Così qui al Botta coniughiamo Minerva con Margherita Hack, Pitagora con Einstein, gli antichi papiri con le lavagne interattive multimediali, l’agorá e il foro con il giornalismo on line, Norberto Bobbio con Platone, Mozart con i Beatles…

Chi viene al Botta vive questa esperienza di apprendimento, finalizzata ad acquisire un ricco bagaglio culturale, a sviluppare le proprie capacità relazionali, a maturare competenze, non solo disciplinari, di perenne validità.

Ma, indipendentemente da quella che sarà la scelta scolastica, auguro a tutti gli adolescenti di intraprendere la “loro” strada e di portarla fino in fondo realizzandosi come individui e come cittadini. Carpe viam et susceptum perfice munus. Virgilio (Eneide, 6, 620)

La Dirigente Scolastica
Lucia Mongiano


fronte_edificio_liceo_rIl Liceo Botta discende da una “scuola pubblica” esistente sin dai tempi dell’imperatore Lotario I nel IX secolo d. C. Denominato per lungo tempo come “Real Collegio”, nel 1865 è intitolato a Carlo Botta. Queste origini antichissime rappresentano un’importante testimonianza della ricchezza culturale del mondo canavesano.

Nel corso della sua storia, il Botta ha dato una formazione umana e culturale a figure importanti di intellettuali, di professionisti e di imprenditori, che con la loro attività hanno contribuito all’affermazione del Canavese e del Piemonte in Italia e all’estero. Fra gli allievi famosi si annoverano Giovanni Flechia, Matteo Pescatore, Costantino Nigra,  Luigi Palma di Cesnola, Francesco Ruffini, Piero Martinetti, Francesco Carandini, Camillo Olivetti, Salvator Gotta, Giovanni Getto, Sergio Pugliese,  Angelo Actis Dato,  Massimo Salvadori, Gianni Oberto Tarena, Rodolfo Venditti, Mauro Salizzoni, Patrizia Presbitero, Marco Leona, Fabio Vaccarono. (A.A.V.V.,  Anche noi andavamo al Botta, il Liceo Classico di Ivrea dall’Ancien Régime alla sperimentazione, Priuli & Verlucca, Ivrea, 1990).

Oggi come ieri, alla base del progetto formativo del Liceo Botta è la tensione verso la crescita globale dell’individuo e del cittadino.

Radicato nel territorio, dunque nel suo “vicino”, e al tempo stesso aperto alle relazioni con il più vasto panorama mondiale, dunque al “lontano”, il Liceo crea e favorisce rapporti di integrazione in rete con altre scuole del Piemonte e d’Italia, opera in stretta collaborazione con Enti Locali, Istituzioni nazionali e internazionali.

Forte del suo “passato” classico, il Liceo si è aperto a un’articolata sperimentazione per rispondere alle esigenze di umanesimo scientifico e di istanza comunicativa del mondo “presente”, privilegiando la dimensione trasversale dei saperi e delle competenze.

Scegliendo tra i diversi percorsi di studi che il Liceo offre, gli studenti ritrovano così il senso della tradizione educativa nella consapevolezza che “il futuro ha un cuore antico”, e, nel contempo, si aprono all’ambiente e al patrimonio cosmopolita della cultura.

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carlobotta1CARLO BOTTA

Nasce a San Giorgio Canavese nel 1766.
Nel 1786 si laurea in Medicina a Torino.
Segue con entusiasmo la Rivoluzione Francese e coltiva sentimenti repubblicani e di opposizione al governo sa-baudo. Membro di uno dei club giacobini torinesi, deve ri-parare in Francia al momento della Reazione.
Nel 1798, in qualità di medico, segue Napoleone nella ca-mpagna d’Italia e diviene poi membro del governo provvi-sorio piemontese come segretario all’istruzione pubblica.
Nel 1799, insieme con altri esuli di tendenze repubblicane, presenta al Consiglio dei 500 di Parigi una proposta per la creazione di uno Stato italiano unito e indipendente. Dopo la battaglia di Marengo (1800), è Deputato al Corpo Legi-slativo di Parigi per il Dipartimento della Dora.
Durante i Cento giorni (1815) è Rettore dell’Università di Nancy, poi (1817-1822) di quella di Rouen.
La delusione per la politica di Napoleone lo farà orientare verso un recupero del riformismo moderato settecentesco.
Muore a Parigi nel 1837.

Le sue principali opere:

  • Storia della guerra dell’indi-pendenza degli Stati Uniti d’America (1809)
  • Storia d’Italia dal 1789 al 1814 (1824)
  • Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini sino al 1789 (1832)

Lo stile storiografico di Carlo Botta, ornato ed elegante, si ispira al modello dello storico latino Tacito, soprattutto per il giudizio morale con cui delinea i personaggi.


 
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